Oltre il 90% delle aziende italiane di medie dimensioni utilizza oggi Microsoft 365 o Google Workspace come piattaforma principale per email, documenti e collaborazione. Eppure, quando analizziamo i tenant dei nostri clienti, troviamo quasi sempre le stesse vulnerabilità: configurazioni di default lasciate invariate, protocolli legacy mai disabilitati, nessun sistema di alert su accessi anomali. Il cloud è straordinariamente potente, ma porta con sé superfici di attacco completamente diverse rispetto all'infrastruttura on-premise che molti conoscono bene.

Il problema non è il cloud in sé. Microsoft e Google investono miliardi in sicurezza delle proprie infrastrutture. Il problema è la configurazione del tenant, ovvero come l'azienda ha impostato il proprio ambiente. La responsabilità condivisa è il concetto chiave: il provider protegge l'infrastruttura sottostante, ma la configurazione sicura del tenant, la gestione degli accessi e la protezione dei dati sono responsabilità del cliente. Questa distinzione è fondamentale, e molte aziende non la hanno ancora interiorizzata.

Perché il cloud aziendale è diventato il bersaglio preferito degli attaccanti

I dati del 2025 sono inequivocabili: gli attacchi che prendono di mira le piattaforme cloud aziendali sono aumentati del 75% rispetto all'anno precedente, secondo i report di Microsoft e CrowdStrike. Le ragioni sono strutturali.

Prima di tutto, la concentrazione. In un singolo tenant Microsoft 365 di un'azienda da 50 dipendenti ci sono le email di tutti i collaboratori, i documenti su SharePoint, le chat su Teams, i calendari, le credenziali di accesso a decine di applicazioni connesse. Compromettere un account privilegiato significa potenzialmente accedere a tutto questo in un colpo solo. Per un attaccante, è un obiettivo ad altissimo rendimento rispetto all'effort richiesto.

Secondo, la superficie esposta. A differenza di un server on-premise raggiungibile solo dalla rete aziendale, il portale di accesso a Microsoft 365 e Google Workspace è accessibile da qualsiasi browser nel mondo. Questo è il punto di forza per la produttività; è anche la porta d'ingresso per gli attaccanti. Il credential stuffing (l'utilizzo di credenziali rubate da altre violazioni) funziona bene su queste piattaforme se non sono attivati controlli aggiuntivi come l'MFA.

Terzo, il Business Email Compromise (BEC) via cloud. Una volta compromesso un account email aziendale, l'attaccante può intercettare le comunicazioni, inserirsi nelle catene email con fornitori, modificare coordinate bancarie sulle fatture e dirottare pagamenti. Le perdite globali da BEC nel 2024 hanno superato i 2,9 miliardi di dollari solo negli USA (dati FBI IC3). In Italia, le PMI sono particolarmente esposte a causa di processi di verifica dei pagamenti spesso informali.

Infine, lo shadow IT: i dipendenti connettono al tenant aziendale decine di applicazioni di terze parti (plugin, strumenti di produttività, servizi di automazione) spesso senza che l'IT ne sia a conoscenza. Ogni app connessa tramite OAuth è un potenziale vettore di accesso se non viene verificata e monitorata.

Le 6 configurazioni critiche che devi verificare oggi su Microsoft 365

Quando effettuiamo una cloud security review su un tenant Microsoft 365, questi sono i primi sei punti che verifichiamo sistematicamente. Sono anche i più frequentemente trovati in stato non sicuro.

Google Workspace: impostazioni di sicurezza spesso ignorate

Google Workspace ha una console di amministrazione molto completa, ma anche in questo caso la configurazione di default non è ottimale dal punto di vista della sicurezza. Queste sono le impostazioni che troviamo più spesso non configurate correttamente.

Il rischio delle app di terze parti connesse al cloud

Uno dei vettori di attacco più sottovalutati nel cloud aziendale è l'ecosistema di app di terze parti. Tramite il protocollo OAuth, gli utenti possono connettere al proprio account Microsoft 365 o Google Workspace un numero illimitato di applicazioni esterne: strumenti di produttività, automazioni, plugin per riunioni, servizi di firma digitale, integrazioni CRM. Ogni connessione OAuth rilascia un token di accesso che, a seconda dei permessi richiesti, può dare all'app accesso a email, file, contatti, calendario.

Il problema del token harvesting OAuth è reale: esistono campagne di phishing che si presentano come app legittime (finte versioni di Zoom, DocuSign, Slack) per convincere gli utenti ad autorizzare permessi ampi. Una volta ottenuto il token, l'attaccante può accedere ai dati dell'account senza bisogno delle credenziali, e il token rimane valido anche se l'utente cambia la password.

Come verificare lo stato attuale: su Microsoft 365, la sezione "Enterprise Applications" nell'Azure Active Directory elenca tutte le app che hanno ricevuto autorizzazioni dagli utenti del tenant. Su Google Workspace, la console admin mostra le app di terze parti con accesso agli account. Rivedete periodicamente questa lista e revocate l'accesso a app non riconosciute, non più utilizzate o con permessi eccessivi rispetto alla funzione dichiarata. Una policy formale di approvazione IT per le nuove connessioni OAuth è un controllo organizzativo efficace.

Come gestire l'offboarding dei dipendenti senza lasciare backdoor

L'offboarding di un dipendente, soprattutto se avviene in modo non pianificato o conflittuale, è uno dei momenti di maggiore rischio per la sicurezza del cloud aziendale. Account non disabilitati, token MFA non revocati, sessioni attive su dispositivi personali, accesso a app di terze parti mai rimosso: ognuno di questi elementi può diventare un vettore di accesso non autorizzato dopo la cessazione del rapporto di lavoro.

Una checklist pratica di offboarding sicuro dovrebbe includere:

Backup cloud: lo hai configurato davvero?

Questo è il punto che genera più sorpresa nelle nostre review: molte aziende credono che Microsoft e Google facciano automaticamente il backup dei propri dati. Non è così, o meglio, non nel senso in cui si intende normalmente il backup.

Microsoft e Google proteggono i propri data center con ridondanza geografica. Se un datacenter va offline, i dati sono disponibili da un altro. Ma questo protegge dall'indisponibilità dell'infrastruttura, non dalla perdita dei dati causata da errori umani, ransomware, o cancellazioni accidentali. Se un utente elimina tutti i suoi file su OneDrive, Microsoft li conserva nel Cestino per 93 giorni (periodo configurabile). Trascorso quel termine, sono persi. Se un ransomware cifra i file sincronizzati su OneDrive, la cifratura si propaga al cloud.

La retention nativa delle piattaforme non è un sostituto del backup. Per Microsoft 365, soluzioni come Veeam Backup for Microsoft 365, Acronis Cyber Protect Cloud o Barracuda Cloud-to-Cloud Backup offrono backup granulare di email, SharePoint, OneDrive e Teams con possibilità di ripristino puntuale. Per Google Workspace, soluzioni equivalenti includono Backupify e Spanning Backup. La scelta dipende dal budget, dal volume dei dati e dai requisiti di compliance. L'importante è averla.

Monitoraggio e alert: sapere cosa succede nel tuo tenant

Senza visibilità, non c'è sicurezza. Avere le giuste configurazioni è necessario ma non sufficiente: bisogna anche sapere quando qualcosa di anomalo accade, e sapere rispondere rapidamente. Gli ambienti cloud producono una quantità enorme di log: il valore sta nel riuscire a trasformarli in alert azionabili.

Per Microsoft 365, il Microsoft Defender XDR (ex Microsoft 365 Defender) offre un pannello unificato per alert di sicurezza su identità, email, endpoint e dati cloud. Gli alert più importanti da configurare includono: accessi da paesi insoliti, accessi da più posizioni geografiche in poco tempo (impossible travel), elevato numero di tentativi di login falliti, creazione di regole di inoltro email, modifiche alle impostazioni di sicurezza del tenant. Per le organizzazioni con esigenze più avanzate, Microsoft Sentinel è il SIEM nativo di Microsoft Azure che permette correlazione avanzata e hunting proattivo.

Per Google Workspace, il Security Center (disponibile dal piano Enterprise) offre dashboard e alert su eventi di sicurezza. Il Security Investigation Tool permette di analizzare e rispondere a incidenti. Anche senza i piani Enterprise, la console admin permette di configurare alert email su eventi critici come modifiche ai permessi admin, accessi sospetti e installazioni di app.

Per le PMI che non hanno un team di sicurezza interno dedicato, la soluzione più pragmatica è spesso un servizio MDR (Managed Detection and Response) che include il monitoraggio del cloud come parte di un servizio gestito. Il costo è proporzionato al profilo di rischio e alla dimensione aziendale, e offre la garanzia di una risposta professionale agli incident 24/7.

Come Nerd Herd esegue la Cloud Security Review

Il nostro approccio alla cloud security review è strutturato in tre fasi, ognuna con deliverable concreti e immediamente utilizzabili dal cliente.

La prima fase è l'assessment tecnico del tenant. Accediamo al vostro ambiente con permessi di lettura (senza mai toccare configurazioni in produzione senza autorizzazione esplicita) e analizziamo sistematicamente tutte le impostazioni rilevanti: configurazioni MFA, Conditional Access policies, protocolli abilitati, impostazioni di condivisione, applicazioni di terze parti connesse, stato dei log di audit, configurazioni anti-phishing. L'output è un report dettagliato con ogni finding classificato per severità e impatto.

La seconda fase è il hardening guidato. Non ci limitiamo a consegnare un report: lavoriamo con il vostro team IT per implementare le correzioni, spiegando ogni modifica e le sue implicazioni operative. Alcune configurazioni hanno impatto sugli utenti (l'abilitazione obbligatoria dell'MFA, ad esempio, richiede un piano di rollout comunicato) e la nostra esperienza ci permette di gestire questo cambiamento in modo controllato.

La terza fase è il monitoring continuativo. La sicurezza cloud non è uno stato da raggiungere una volta per tutte, ma un processo continuo. Offriamo servizi di monitoraggio del tenant con alert su eventi anomali, revisioni periodiche della configurazione e supporto in caso di incidenti. Per saperne di più sui nostri servizi di cloud security, visitate la pagina servizi.

Se gestite Microsoft 365 o Google Workspace e non siete sicuri dello stato della vostra configurazione di sicurezza, il primo passo è capire dove siete. Contattateci per una cloud security review gratuita: nel giro di pochi giorni avrete un quadro chiaro delle vulnerabilità critiche e un piano di azione prioritizzato per correggerle.

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